“Sono
giorni, questi, che trovo rassicurante osservare
il mondo attraverso l’oculare di una macchina
fotografica: la realtà circostante mi appare
incorniciata, assolutamente definita. Nel percepirla,
non avverto più fastidiose vertigini siderali,
poiché tutto è conchiuso in un cubo
che è il prolungamento della mia stessa
persona, un organo sussidiario della vista, della
memoria…” (P.Maurensig, L’ombra
e la meridiana, Oscar Mondadori Original, Milano,
1998, p.9)
Osservando le fotografie di Enzo
Masci ricordo di aver immediatamente riportato
alla mente questo passo sulla fotografia. E’
come se l’obbiettivo riuscisse a potenziare
nell’istante dello scatto la nostra vista,
è come se divenisse parte indispensabile
di noi stessi, uno strumento capace di decodificare
il mondo. Ciò che rimane impresso sulla
carta non sono i paesaggi inquadrati o le persone
ritratte ma piuttosto i segni della nostra stessa
storia, le tracce dei nostri ricordi, la proiezione
del nostro io sulla realtà che ci circonda.
In questo senso Enzo Masci utilizza la fotografia
come uno strumento di conoscenza profonda di se
stesso e del mondo. La sua stessa volontà
di sperimentazione attraverso l’uso della
tecnica digitale sembra quasi voler meticolosamente
registrare le tappe di un cambiamento e di una
crescita tutta interiore.
Le sue immagini ritraggono paesaggi di un’Italia
dai colori caldi colta nella sua veste più
genuina e incontaminata, a volte immersa in una
dimensione silenziosa, a volte popolata di persone
sorprese nei gesti che accompagnano la vita di
ogni giorno.
Il tempo apparentemente sospeso nello spazio di
un fotogramma sembra continuare a scorrere. E’
il tempo della memoria a scandire l’esistenza
di queste immagini attraverso le quali tornano
alla mente i colori, i suoni e gli odori di luoghi
già vissuti o che rivivono semplicemente
grazie all’amore del fotografo per i soggetti
ritratti, come se infine questi ultimi ci fossero
da sempre appartenuti.
EDE- Mi parli dei primi passi
che ha mosso verso la fotografia. Da cosa nasce
questa sua passione?
Il destino ha voluto aiutarmi facendomi nascere
in un luogo incantevole… Terracina la mia
città natale. La leggenda più diffusa
è quella che ne attribuisce la fondazione
ad un gruppo di esuli Spartani, che fuggiti dalla
loro patria, approdarono sulle coste del Tirreno,
dove fondarono un villaggio. Questi esuli mantennero
le loro usanze e i costumi originari, come l’uso
di far cenare gli ospiti non su una tavola imbandita
ma sulla terra nuda, da ciò il nome della
città Terra – cena, trasformatasi
nel tempo in Terracina .
Quindi fin da piccolo rimasi affascinato dai luoghi
storici e dai colori della mia Terra che amavo
riprendere con la mia Pentax fin dall’età
di 15 anni.
EDE- Osservando le sue fotografie
si può avvertire il forte amore che la
lega ai paesaggi ritratti, una memoria non solo
personale ma che riesce a coinvolgere anche lo
spettatore. A questo proposito, quanto della sua
storia e dei suoi ricordi è presente nelle
sue immagini?
Sicuramente la mia storia personale e i miei ricordi
hanno influenzato molto la mia ricerca artistica
attuale. Nel tempo ho vissuto in Lazio, Liguria
e Toscana, terre ricche di storia, dove l’ebbrezza
del mare e la soave visione dei loro stupendi
paesaggi ha suscitato in me la stessa meraviglia
e lo stesso stupore provati durante la mia fanciullezza.
EDE- Quanto si fa sottile nel
suo lavoro il confine tra la memoria privata e
la memoria collettiva?
Ll'uso pubblico della storia e della memoria si
lega con quello della autobiografia e della soggettività
individuale, pertanto mi accade spesso durante
i periodi di maggiore ispirazione di trasformare
le mie tracce di memoria privata e personale in
un deposito di memoria pubblica e collettiva.
EDE- Molte delle sue fotografie
sono prive della presenza umana, quando essa ricompare
in realtà sembra totalmente ignara di essere
ritratta. Può parlarmi di questo aspetto
dei suoi lavori? Quale ruolo riveste la presenza
umana nelle sue immagini?
Ognuno di noi durante il proprio cammino terreno
ha continuamente bisogno di trovare delle ispirazioni,
delle verità ……osservare le
persone ignare di essere riprese, vedere senza
essere visti, ti permette di capire molte cose…soprattutto
di cogliere la realtà così come
si presenta.
EDE- Da cosa scaturisce la sua
scelta di sperimentare la tecnica digitale?
L’avvento di una nuova tecnologia scatena
quasi sempre risposte e reazioni contrastanti,
quali l’entusiasmo, l’indifferenza,
il disprezzo ed altro ancora.
In un settore molto importante come la fotografia
era prevedibile che le reazioni riguardanti l’avvento
“dell’Era Digitale” sarebbero
state molto forti e discordanti.
Personalmente ritengo inutile soffermarsi più
di tanto ad alimentare la diatriba in corso tra
i sostenitori della fotografia tradizionale e
quelli che prediligono la fotografia digitale,
dimenticando che la fotografia è un linguaggio
universale e che, come dicono i tecnici Leitz,
conta solo quello che si vede e che si riesce
a comunicare. Personalmente ho scelto di sperimentare
il digitale dopo aver a lungo sperimentato la
fotografia BeN e la fotografia analogica, perché
sono fermamente convinto che sia un “mezzo”,
per favorire l’instaurarsi di nuovi processi
comunicativi e culturali.
EDE- Quali i maestri a cui ha
guardato e a cui guarda nell’affrontare
il suo lavoro?
Pur amando artisti del passato quali Edward Eston
e Ugo Mulas e del presente quali Franco Fontana
e Douglas Kirkland, cerco di sperimentare un mio
linguaggio del tutto personale, basato essenzialmente
sull’incessante ricerca delle proprie emozioni
e al contestuale desiderio di liberarle al fine
di poterle creare e farle fruire ad un pubblico
sempre più attento.
EDE- Tra i suoi progetti futuri
un lavoro che riguarderà i musicisti di
strada. Può parlarmi di questo progetto?
Quali le motivazioni che l’ hanno ispirata
nella scelta di questi soggetti?
Quando penso ai musicisti di strada penso alle
loro storie personali, che si intrecciano con
l’amore per la musica, con l’arte
di divertirsi e divertire……per finire
ad amare il calore della gente ed i luoghi in
cui si esibiscono.
Una figura misteriosa, affascinante, liberi di
esprimere il loro estro nei luoghi da sempre deputati
al culto dell’arte…..cioè le
piazze, le strade i vicoli, dove l’atmosfera
è davvero incantevole.
Questo ed altro è quello che mi suscita
il musicista di strada.
Come non rendergli omaggio magari con la mia prossima
personale chissà….
Biografia
Per Enzo Masci, la fotografia
è la realizzazione di un sogno, che si
è concretizzato grazie all’aiuto
di persone care e all’esperienza di culture
diverse.
Nasce a Terracina (LT), suggestiva cittadina del
Lazio il 24.09.1957, si trasferisce presto per
motivi di lavoro in Toscana e poi in Liguria.
Nel mese di giugno 1994 torna di nuovo in Toscana
dove ha lasciato il cuore.
Attualmente vive e lavora a Cecina (LI), una cittadina
incastonata tra le colline ed il mare…sicuramente
di rara bellezza.
Inizia a fotografare all’età di 15
anni. In questo ultimo periodo della sua vita,
una nuova linfa vitale lo ha spinto ad abbandonare
l’attuale diatriba in corso tra i sostenitori
della fotografia tradizionale e quelli che prediligono
la fotografia digitale.
Nel mese di maggio 2002, passa con grande curiosità
verso questa nuova frontiera del futuro “La
fotografia digitale” .
La frequentazione negli anni del Toscana Foto
Festival, punto di incontro annuale di fotografi
di levatura mondiale tra i quali : “Franco
Fontana e Douglas Kirkland”, ha inciso profondamente
sulla propria crescita artistica.
Durante questi anni ha collezionato numerose personali
e partecipazioni a concorsi nazionali e internazionali,
collezionando numerose affermazioni di rilievo.
Ama l’arte…… in quanto sintesi
inscindibile di emozioni, comunicazione e introspezione.
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