PASQUALE BASILE
 
L’ellenismo, le antiche testimonianze precolombiane, la millenaria tradizione dell’India: un sincretismo di fonti cui corrisponde quella molteplicità di significati e l’affascinante polivalenza di lettura che fa dell’arte tutta di Pasquale Basile un unicum inimitabile.
La sua è una continua sperimentazione mediante la quale risalire alla radice della forma per dotarla di spiccata modernità tramite un processo di sintesi determinato proprio dalla riflessione sulle origini.
Il comune denominatore a cui si può ricondurre tutta l’opera è la cultura mediterranea, fatta propria nelle scelte formali votate a un estremo equilibrio, a un razionalizzante processo di geometrizzazione per piani e linee. Il risultato sono contorni nitidi e politezza di superfici pur nella ricca e raffinatissima ornamentazione, nei peripli, nelle volute, nelle intersecazioni dei segni che sempre connotano le immagini, aventi per soggetto preferito la figura umana, nella fattispecie la donna.
Tali dati si ritrovano comuni all’analisi delle molte stampe calcografiche, dalle quali si evince una magistrale perizia tecnica coniugata ad eccelsa inventiva, nonché nei dipinti, questi sempre su compensati lignei per l’esigenza, si direbbe vero e proprio bisogno primario, di rapportasi a superfici rigide da incidere “sentire” quasi fossero idealmente una lastra d’acquaforte, stendendo il colore per campiture, delicate sovrapposizioni di pigmento dai toni smorzati, sobri come ottenuti per multiple, complesse morsure o, infine, nella scultura: bronzi di mille fogge, trionfo di quella bidimensionalità costantemente evocata in grafica e pittura, testimone di un assunto ricercato fin dalle prime prove qui recepito nella sublimazione della materia di superficie ad attestare anche la scultura, nella quale l’artefice si cimenta per ultimo, l’espressione compiuta di un lessico appieno rientrante in un universo figurativo in bilico tra mitico arcaismo ed emblematico rimando alla contemporaneità, al significato stesso dell’esistenza, cui allude per simboli ed “esoterici” richiami.

Nasce a Messina nel 1945. La formazione artistica è autodidatta. Si laurea in economia e commercio ad Ancona nel 1968. Nel 1972 si trasferisce a Terracina (LT) dove tutt’oggi risiede e lavora. Insegna matematica nelle scuole medie e nel liceo. Diviene assistente di Econometria presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”: s’impegna in questa professione diversi mesi, poi l’abbandona per dedicarsi esclusivamente all’arte, sua vera vocazione (Anni Ottanta). La scelta è definitiva, irreversibile, in certa misura obbligata stante l’insopprimibile attitudine all’arte, da sempre coltivata con passione: prima attraverso il disegno e la pittura, poi nel campo dell’incisione, in seguito (dal 1985), anche nella scultura e nell’oreficeria (nel 1996 espone i suoi gioielli nella mostra “Un tocco di Vanità” nel Convento dei Cappuccini di Argenta). In ogni versante raggiunge valenze linguistiche omogenee, perfettamente coerenti, pressoché sovrapponibili negli assunti peculiari pur nell’uso di mezzi diversi. E proprio l’originalità lo impone da subito all’attenzione del pubblico e della critica, che ne riconosce ed apprezza la qualità intrinseca di ricerca nettamente caratterizzata da uno stile preciso non collocabile rigidamente in specifici indirizza. Dal 1983 è più volte citato nel catalogo Prandi. Nel 1990 un viaggio in Malesia gli fornisce ulteriori spunti per incrementare un mondo formale peraltro già ricco, variegato e complesso, infondendogli ulteriori suggestioni esotiche. Nel 1991 partecipa ad Arte fiera a Bologna. Al suo attivo ha svariati premi, la partecipazione a numerose collettive ed importanti personali in Italia e all’estero. Notevole l’attività incisoria collegata all’illustrazione di testi poetici e letterari.

Le Opere dell'artista per Sipleda

· Breve viaggio

· Nel mare di Circe

· Paesaggio con figure in movimento

· Nei suoi occhi

· Paesaggio con basilica

· Oltre

· Nel castello di Circe

· Nel mio specchio